rinforzo positivo

La Dottoressa Chiara Ostini è una psicologa psicoterapeuta specializzata in psicoterapia a indirizzo analitico transazionale e psicologia dello sviluppo.

 

 

 

Oggi ci porterà nel mondo delle tecniche di rilassamento mamma/bambino e di strategie educative basate sul rinforzo positivo.

Te la presento con qualche domanda prima di lasciarti alla lettura del suo articolo.

 

Ciao Chiara, puoi presentarti alle amiche del mio blog.

 

Ciao a tutte, come già detto da Sara, sono una psicologa psicoterapeuta e lavoro a Milano. Amo definirmi una “custode di storie”, perché il mio lavoro consiste proprio nell’accogliere la storia di chi si rivolge a me, grande o piccolo che sia, e dar loro una a mano a modificarla, nella prospettiva di un maggior benessere personale e relazionale.

In qualità di psicologa psicoterapeuta di cosa ti occupi?

 

Mi occupo di cambiamento, benessere e crescita.

Nel mio studio accolgo persone che vivono situazioni di sofferenza e disagio, più o meno gravi.

Altre persone si rivolgono a me non perché abbiano un disturbo conclamato, ma perché stanno attraversando un periodo di vita complesso o perché vogliono modificare alcune modalità di funzionamento che sentono poco buone per se’.

Inoltre, come psicologa dell’età evolutiva, mi occupo anche di consulenza genitoriale e di percorsi psicoeducativi con bambini.

Molto spesso, infatti, una piccola difficoltà educativa può generare problemi familiari che sembrano insormontabili: si resta stupiti quando basta modificare qualche modalità nel relazionarsi con i propri figli per vedere le cose migliorare notevolmente.

In altre situazioni, invece, è necessario un lavoro individuale con il bambino, unito a un sostegno ai genitori, per raggiungere un buon livello di serenità.

Mi occupo anche di disturbi specifici dell’apprendimento e di attività di informazione e formazione sulla cultura psicologica.

Quando ci siamo sentite per organizzare l’intervista ho lasciato a te la scelta dell’argomento da proporre. Vorrei chiederti cosa ti ha portato a scegliere questo?

 

Nel tempo sono diventata sempre più consapevole di come la figura dello psicologo venga sempre legata al concetto di disturbo e, soprattutto quando si parla di bambini, di come la possibilità di iniziare un percorso psicologico porti con se’ una certa angoscia circa la possibilità che ci sia “qualcosa che non va” nel proprio figlio.

Sicuramente lo psicologo (e lo psicoterapeuta) si occupa di chi ha un disagio clinicamente significativo ma non solo!

La psicologia non studia soltanto la malattia, anzi parte proprio dalla salute, dallo stato ottimale di benessere dell’individuo, e suo scopo è quello di ripristinare tale stato di benessere se è andato perduto, ma anche di mantenerlo nel tempo e di prevenire futuri disagi.

La psicologia positiva è una disciplina che si occupa proprio di potenziare le risorse dell’individuo, per promuovere un sempre maggior benessere personale e sociale. Questo, a mio avviso, è ancora più vero quando parliamo di bambini, perché è fondamentale, per la loro felicità futura, avere una relazione genitoriale positiva e un’infanzia serena.

Lo spazio è tutto tuo. Spiegaci meglio cosa intendi per strategie educative basate sul rinforzo positivo.

 

Occuparsi di un bambino è tutt’altro che facile; lo sanno bene tutti i genitori del mondo.

Tuttavia ci sono alcuni semplici trucchetti che possono rendere davvero più semplice l’educazione dei propri figli e più serene le interazioni familiari.

Partiamo da questo presupposto: per crescere, i bambini hanno bisogno di due cose, un affetto incondizionato, che li faccia sentire importanti e di valore per il semplice fatto che esistono, e delle regole chiare e direttive, che gli permettano di muoversi con sicurezza nel mondo.

 

rinforzo positivo

 

Se c’è equilibrio tra queste due componenti del sistema educativo, il bambino svilupperà una buona autostima e fiducia nel mondo e nelle altre persone e metterà le basi per diventare un adulto sicuro di se’, con buone abilità sociali e alte possibilità di avere successo.

Tuttavia trovare questo equilibrio non è così immediato, così spesso i genitori tendono a essere troppo normativi oppure troppo permissivi; in altre parole si eccede con le regole e la necessità di farle rispettare a tutti i costi, oppure, per paura di non trasmettere abbastanza amore, si permette al bambino di fare tutto quello che vuole.

I risultati sono spesso disastrosi: bambini ingestibili, insicuri, incapaci di tollerare la frustrazione o fortemente dipendenti dalle figure genitoriali. E genitori sulla soglia di una crisi di nervi.

Se vi sentite parte del gruppo rilassatevi: siete in buona compagnia, ma è possibile uscirne! Prima di tutto bisogna modificare il proprio modo di vedere le cose.

Ricordatevi sempre che:

1) stabilire e far rispettare delle regole è un modo di manifestare il vostro amore di genitore, perché state aiutando vostro figlio a trovare punti certi nel mondo e a imparare a muoversi in esso; quindi non sentitevi in colpa!

2) essere affettuosi, riconoscere le qualità e le cose buone che vostro figlio fa, accettare le sue emozioni non vuol dire “essere in balia del proprio figlio”, ma è la base necessaria per insegnare regole e limiti.

Se riuscite a integrare queste due convinzioni di base, da una parte riuscirete ad essere fermi quando si tratta di farvi obbedire e dall’altra a instaurare una relazione calda e accogliente, che è fondamentale per un armonico sviluppo del bambino.

Sembra incredibile, ma anche insegnare un’autonomia o stabilire una regola può diventare un momento di condivisione e di armonia familiare.

Ecco i trucchi per riuscirci:

scegliete, per introdurre una regola nuova, un momento di relativa calma, in cui il bambino abbia l’attenzione necessaria per ascoltarvi;

spiegate quello che volete con chiarezza e semplicità, aggiungendo anche le motivazioni per cui state chiedendo una determinata cosa a vostro figlio (dire “devi tenere la voce bassa perché la sorellina dorme” è molto diverso da “devi stare zitto perché lo dico io”) e accettando di ascoltare la sua opinione in proposito e di apportare eventuali modifiche;

stabilite quali saranno le conseguenze se il bambino contravverrà alla regola e rispettatele (meglio conseguenze piccole ma che vengono puntualmente attuate piuttosto che minacce esagerate che non vengono messe in atto);

utilizzate la tecnica del rinforzo positivo;

se il bambino non riesce a fare quello che gli è stato chiesto ed è in preda a una crisi di frustrazione, affiancatelo con calma, suddividete il compito in compiti più piccoli e aiutatelo ponendovi come modello;

se il bambino esperisce una forte emozione, anche se vi sembra un capriccio, accoglietela sempre (attenzione! Accogliere l’emozione non implica accogliere un comportamento che ritenete inaccettabile: si può essere molto arrabbiati ma non si possono rompere gli oggetti per questo!).

Spieghiamo brevemente in cosa consiste il rinforzo positivo.

 

rinforzo positivo

Come dice la parola stessa, si tratta di focalizzare la nostra attenzione sugli aspetti positivi piuttosto che su quelli negativi.

La stragrande maggioranza degli adulti tende a prestare molta attenzione ai comportamenti negativi dei bambini (sotto forma di sgridate, prediche, punizioni…) e, al tempo stesso, a ignorare i comportamenti positivi. In questo modo il bambino impara che è più facile attirare l’attenzione comportandosi male piuttosto che bene.

Al contrario, utilizzare il rinforzo positivo significa proprio notare i comportamenti positivi messi in atto dal bambino, lodarli, complimentarsi con lui, eventualmente premiarlo.

Il bambino sarà così incentivato a mettere in atto ancora quei determinati comportamenti e si creerà in famiglia un clima positivo e affettuoso.

Non è solo importante notare quei comportamenti che passano normalmente inosservati, ma anche, in caso di situazioni ambigue, dare maggior risalto agli aspetti positivi, piuttosto che a quelli che non vanno.

Facciamo alcuni esempi:

Andrea sta apparecchiando la tavola; sistema tutto per bene ma si scorda i bicchieri. Verrebbe in automatico di fargli subito notare la dimenticanza.

Provate invece, prima a complimentarvi per come è stato bravo e, solo in un secondo momento, osservare che adesso deve solo aggiungere i bicchieri perché il suo lavoro sia concluso. Andrea reagirà più positivamente a quest’ultimo invito.

Giulio ha cinque anni e si rifiuta di prestare i propri giochi al fratellino più piccolo. Di solito, se la mamma insiste, esplode in un pianto inconsolabile; questa volta però, alla terza richiesta della mamma, cede e consegna al fratellino il più brutto dei suoi pupazzi.

Una reazione automatica potrebbe essere quella di lamentarsi perché la richiesta non è stata accolta subito o perché ha scelto il gioco più brutto, dimenticando di rinforzare il cambiamento in positivo che c’è stato; in questo modo è probabile che Giulio tornerà alla sua modalità solita di opporre un ostinato rifiuto.

Se invece la mamma vuole che impari a cedere i propri giochi e a farlo con gioia, sarà più utile che commenti “Sei stato proprio gentile! Stai imparando a condividere le tue cose, bravo!” e magari che gli offra un piccolo premio, come un momento di attenzioni e coccole dedicate solo a lui.

Utilizzando questo metodo educativo, sarà più facile creare un clima familiare disteso, in cui il bambino si senta accolto e valorizzato e tutta la famiglia possa godere di relazioni calde e arricchenti.

Un altro modo di curare le relazioni familiari, con ricadute sul benessere generale di tutti i membri della famiglia, è quello di creare spazi dedicati allo stare.

Spesso le giornate nostre e dei nostri figli sono pienissime di cose da fare, fin da piccoli i bambini passano da un impegno all’altro e, in questo turbinio di attività, si perde di vista l’importanza dello stare insieme, del curare le relazioni, del piacere semplice ed essenziale di condividere uno spazio di tempo in cui lasciar fuori il fare per semplicemente essere.

Io consiglio sempre alle mamme e ai papà di curare uno spazio nell’arco della giornata, o almeno della settimana, che io chiamo la bolla, perché è un momento in cui la famiglia si riunisce semplicemente per stare insieme e condividere la gioia del tempo trascorso insieme.

Non deve essere necessariamente un tempo lungo ma libero da distrazioni sia fisiche che mentali: per un po’ lasciamo fuori dalla porta il cellulare, la televisione, ma anche le preoccupazioni, il biglietto della spesa, i compiti da fare etc.

È un tempo importante, perché permette di recuperare una dimensione relazionale ed affettiva, essenziale per lo sviluppo pieno del bambino;

Inoltre, è molto utile per ridurre situazioni di ansia e stress, soprattutto se viene utilizzato per attività ad hoc.

Infatti, ci sono molti modi di riempire il “tempo nella bolla” e ogni famiglia trova quello più adatto: si può leggere una favola, raccontarsi le cose belle che sono successe durante la giornata o farsi le coccole.

In alternativa si possono fare esercizi di rilassamento, che sono molto utili soprattutto con bambini (o adulti) che hanno problemi di ansia o difficoltà a gestire alcune emozioni come la rabbia e la frustrazione o hanno semplicemente una vita troppo piena e stressante.

Ci sono numerosi esercizi pensati per i più piccoli, che si possono svolgere insieme a mamma e papà e che possono diventare un piacevole rito; tra questi, particolarmente interessanti sono quelli legati alla mindfullness, una tecnica basata sulla consapevolezza che aiuta a focalizzarsi sulle sensazioni del momento presente, ad accettarle e a diminuire l’ansia e le preoccupazioni legate a situazioni passate e future.

In libreria si possono trovare numerose pubblicazioni interessanti sull’argomento. Inoltre, sul mio sito internet è possibile leggere alcuni articoli di approfondimento su questo tema e su molti altri.

 

Se questo post ti è piaciuto e  vuoi approfondire l’argomento o contattare La Dottoressa Chiara Ostini la trovi qui:

www.chiaraostini.it

chiara.ostini@libero.it

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